DE (-) REGULIS ovvero Di regole si può anche morire (artisticamente)

Un articolo di Francesco Alberoni, sul Corriere della Sera del 1 ottobre 2001, ripescato chissà come … chissà dove … era e rimane illuminante, per la nostra vita personale e lavorativa, anche in Conservatorio (specie quello ‘riformato’ ((?)) ).

I regolamenti? L’arma dei burocrati contro chi ha talento
Le leggi, gli statuti e i regolamenti hanno lo scopo di raggiungere nel modo più efficiente gli obiettivi collettivi e di garantire a tutti la realizzazione dei propri scopi personali con pari diritti e pari opportunità. Però, una volta formalizzato, qualunque sistema normativo tende a diventare un labirinto di cui solo pochi conoscono la mappa. Per questo nelle imprese, che hanno come scopo l’efficienza in un mercato continuamente mutevole, deve restare semplice e duttile. In campi come la ricerca, che dipende dalle qualità intellettuali e dalla libertà dell’individuo, occorrono regole che favoriscano la creatività, l’innovazione, che premiano i migliori. In generale, comunque adattabili ai problemi specifici e ai complessi casi umani. Quando questo non avviene, c’è qualcosa che non funziona. L’esperienza mi ha dimostrato che i dirigenti che moltiplicano i regolamenti e che si appellano continuamente a essi, sono poi proprio coloro che compiono i maggiori arbitrii. Il burocrate che, a ogni tua richiesta, ti dimostra che quello che chiedi è impossibile perché c’è una qualche norma che lo vieta, poi trova sempre il modo per concedere le stesse cose ad altri sotto forma di privilegio. E’ impressionante osservare la metamorfosi di questo personaggio. All’inizio altero, sussiegoso, rigido, sembra il Grande Inquisitore. Poi, improvvisamente, con un sorriso furbesco e una strizzatina d’occhio, ti mormora che, in realtà, c’è una via d’uscita, perché esiste un’altra leggina che consente di aggirare l’ostacolo. Ma lo fa solo per te, come favore personale. Da ricambiare, ovviamente. Più un sistema è rigidamente normato, imbalsamato in uno scheletro burocratico, più si presta agli abusi dei potenti che, conoscendo i meandri dei regolamenti da loro stessi creati, fanno quello che vogliono e favoriscono solo chi vogliono. Il labirinto normativo costituisce una prigione solo per i deboli, per gli ingenui, per coloro che, mossi dall’ideale, operano per il bene dell’istituzione e non per i propri scopi personali o per la conquista e la conservazione del potere. Le grandi scoperte scientifiche non sono mai state fatte da gente che ha passato la sua vita a studiare i regolamenti o a cercare favori nei corridoi dei ministeri o degli organismi internazionali. Sono opera di chi ha seguito la propria vocazione, che si è dedicato alla scienza con passione, con semplicità, con ingenuità. E che perciò si trova in difficoltà di fronte alle procedure burocratiche. Einstein lavorava come impiegato, Marconi conduceva le sue ricerche da solo in una casa di campagna. E’ questo il motivo per cui le grandi scoperte non costano quasi nulla, mentre i progetti internazionali finanziati dagli Stati hanno costi altissimi e risultati spesso insignificanti. Perché, spesso, i rapporti con i burocrati nazionali o internazionali vengono monopolizzati da personaggi esperti solo nelle manovre di corridoio e nelle arti burocratico-legali. Gente cui non importa minimamente il risultato, ma solo manipolare denaro e incarichi per favorire le persone che poi glieli ricambieranno. E sono convinto che spesso i politici non riescono a distinguere questi parassiti dai veri scienziati. Sarebbe bene che imparassero a farlo. Enrico Fermi ha potuto condurre le sue straordinarie ricerche grazie all’aiuto di un bravissimo uomo politico, il fisico Orso Mario Corbino, che ha capito la portata dei suoi studi e gli ha trovato appoggi e finanziamenti. Prendetelo come esempio.

Francesco Alberoni (Corriere della Sera, 1 ottobre 2001)

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