LA MUSICA SACRA E SPIRITUALE A BOLOGNA ED IL RUOLO DELL’ACCADEMIA FILARMONICA (1666-1721)

La musica sacra e spirituale a Bologna ed il ruolo dell’Accademia Filarmonica (1666-1721)

Bologna, Santa Maria della Vita, sabato 27 febbraio, ore 17.00

(intervento alla GIORNATA DI STUDI Musica e musicisti nelle arciconfraternite della Vita è della Morte  – Genus Bononiae – Cappella Arcivescovile di San Petronio)

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E’ noto che l’Accademia Filarmonica di Bologna fin dalla sua fondazione nel 1666 rappresentò progressivamente un’istituzione di riferimento per la musica professionale in Italia e, dal XVIII secolo, anche in Europa. La sua natura di corporazione volta a garantire adeguato riconoscimento, livello tecnico-artistico ed in definitiva lavoro ai suoi membri nelle tre classi di Maestri compositori, Sonatori e Cantori la consegnò ad uno stretto legame con le istituzioni ecclesiastiche, soprattutto della diocesi di Bologna e dello Stato pontificio, in parallelo con la più antica Congregazione dei Musici di S. Cecilia a Roma (1585).

L’attività dei filarmonici rappresenta quindi un punto focale per la ricca produzione di musica sacra e devozionale soprattutto in Bologna e nelle città limitrofe, anche non “pontificie”, come ad esempio Modena. Significative in questo contesto le notizie, alcune delle quali inedite, desumibili dagli atti conservati nel suo archivio e dalle pubblicazioni bolognesi sin dai primi anni di attività fino agli anni ’20 del Settecento, e riguardanti sia produzioni ed esecuzioni di musica sacra (in primis le grandi celebrazioni annuali di messe e vespri per il protettore spirituale Sant’Antonio da Padova) sia spirituale, quali furono quelle di alcuni oratori che costituiscono, allo stato delle ricerche, le prime testimonianze di veri e propri concerti pubblici (ancorché ad invito) dati in Accademia, al di fuori del loro habitat consueto, quello, cioè, della devozione paraliturgica.

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Molto interessante la riscoperta di un oratorio inedito di G. M. Gentilini, accademico filarmonico della seconda metà del ‘600, che prevede espressamente in partitura, oltre agli archi, due flauti (vedi news alla pagina dell’Accademia Filarmonica).

Tutto questo testimonia dunque la duplice natura dell’Accademia, volta ad un sempre più severo controllo dell’elemento tecnico-artistico e nel contempo al mantenimento degli equilibri e della rappresentanza professionale (soprattutto nella diocesi).

Tenendo conto di questi elementi si può comprendere meglio la considerazione conquistata dalla Filarmonica sotto l’aspetto della teoria e della composizione musicale in genere, e nella musica sacra in particolare.

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