SULLA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA IN RAI

Approfitto di un commento che ho avuto modo di aggiungere ad un post di Leonardo De Lisi su Facebook, condivisibilissimo. Ritengo doveroso anche un po’ di approfondimento che l’occasione merita, per le larghe implicazioni che vi si possono scorgere, e che i limitati spazio e tempo cui sono destinati gli interventi su FB, sia da parte di chi scrive sia di chi legge, non consentono.

Lo riporto pertanto qui allargato e un po’più articolato.

Seguendo il programma su RAI UNO di Alberto Angela Stanotte a Firenze del 09/06/2016  – ora visibile anche on demand  sul sito Rai   http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0846c129-58cb-4108-88d6-a9ca34822830.html   – peraltro di alto livello tecnico e divulgativo, ho avuto la stessa impressione e ho la medesima opinione di Leonardo De Lisi: aggiungo che per un patrimonio musicale come quello italiano, siamo costretti ad indicare come modello i programmi dell’inglese BBC, ad esempio, sulla musica sacra (compreso ovviamente il nostro Palestrina http://www.bbc.co.uk/programmes/b009nfyr condotto da Simon Russell – guarda caso un ex- corista dell’ancor vivissima tradizione inglese dei grandi colleges), per non parlare poi degli assai filologicamente attenti films biografici su Mozart https://youtu.be/vrXpzOFknN0 , Beethoven https://youtu.be/E_nqi06Dl3c, e persino – con tutti i limiti che vi si vogliano vedere – sulle “putte” della Pietà nella Venezia vivaldiana https://youtu.be/SreE6NbtYUc (e sono solo alcuni esempi)

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A quando una simile attenzione, anche giocoforza circoscritta a pochi, pochissimi minuti, in un programma seguitissimo dell’omologa RAI, quand’esso si dedica a momenti e luoghi fondamentali della nostra grande ed unica Storia culturale ed artistica?

È ben vero che esiste  un canale “dedicato” come RAI 5, in cui i temi della cultura e dell’arte sono proposti ed affrontati generalmente con attenzione, ma credo che pur con i necessari adattamenti e semplificazioni anche i programmi di largo ascolto – chiaramente vòlti alla più ampia divulgazione -, come quello in parola, non dovrebbero permettersi di stravolgere la storia o sostituirla di fatto con fenomeni personalistici del mondo attuale dello spettacolo, strumentalizzando la trasmissione e condannandola all’eventismo più superficiale. Proprio perché si tratta di ampia divulgazione, questi momenti rappresentano una delle poche occasioni in cui il pubblico, e soprattutto le giovani generazioni, vengono avvicinati alla cultura e all’arte dai mezzi di informazione. Un impatto notevole, nel caso di Firenze anche ben riuscito e stimolante, ma che si è rovinato proprio sul tema della musica. Un brutto servizio fatto alla Firenze della nascita dell’opera, che ha dato solo il destro per promuovere la pop-lirica da stadio (purché adeguatamente microfonata- altro che riverbero di Santa Maria del Fiore!). La sensibilità per l’arte e la cultura va coltivata anche proponendo modelli corretti,  passando attraverso la divulgazione  dei grandi canali di informazione e dei momenti di grande ascolto: la musica nel mondo della la scuola italiana è agli ultimi posti della considerazione:  un paradosso per la patria della musica e dell’opera, che si spiega solo con l’effimero clima dell’eventismo fine a sé stesso, un rischio non a caso annidato proprio nel mondo dello spettacolo, anche melodrammatico. Solo da un virtuoso nesso tra i grandi mezzi di informazione e il  mondo della formazione si può sviluppare la consapevolezza dei cittadini riguardo al patrimonio artistico, che si riverserebbe a sua volta sulle coscienze dei giovani e della futura classe dirigente. Ecco perché, concludendo con le parole del mio commento su FB, una maggiore attenzione sarebbe doverosa: se ne gioverebbero il largo pubblico, gli appassionati, gli specialisti e il mondo bistrattato della formazione, di base ed accademica superiore. ALTIUS SEMPER CANTANDO FUTURA MEDITAMUR.

 

 

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Telemann “Zerreiß das Herz” – spunti per un’interpretazione

E

Rovereto, San Marco 2016

G. Ph. Telemann

Zerreiß das Herz

(Matthäuspassion TWV 5:31, 1746)

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IL PRE-TESTO (e la parola o situazione “gancio” per far partire il commento etico)

Vangelo secondo Matteo‬
«Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti» (NR06‬‬http://bible.com/122/mat.26.65.nr06)

IL CON-TESTO nella Passione di Telemann
Vangelo secondo Matteo‬
Evangelista
56-57-58 …
59 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù per farlo morire; 60 e non ne trovavano, benché si fossero fatti avanti molti falsi testimoni. 61 Alla fine se ne fecero avanti due, che dissero: «Costui ha detto: “Io posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». 62 E il sommo sacerdote, alzatosi in piedi, gli disse: «Non rispondi nulla? Non senti quello che testimoniano costoro contro di te?» 63 Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». 64 Gesù gli rispose: «Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nuvole del cielo». 65 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia»

LA PREFIGURAZIONE nell’Antico Testamento (usuale in ambito luterano ma anche cattolico)
Sta in:
Gioele 2,13
Zerreißet eure Herzen und nicht eure Kleider, und bekehret euch zu dem HERRN, eurem Gott! denn er ist gnädig, barmherzig, geduldig und von großer Güte, und ihn reut bald der Strafe.
«Stracciatevi il cuore, non le vesti; tornate al SIGNORE, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira e pieno di bontà, e si pente del male che manda.»

Questo testo sta in uno dei due capitoli del libro di Gioele ove viene descritta in stile apocalittico una profezia del giudizio di Dio sulle nazioni che circondavano il Regno di Giuda per le crudeltà che avevano versato su quel popolo.

IL TESTO-EMBLEMA nell’aria di Telemann
Assieme ad altre tre arie (sulle otto inserite nella Passione), Zerreiß das Herz assume una funzione di emblema, in quanto contrassegnata da un titolo:

  1. L’Innocenza (Die Unschuld) – nell’orto degli ulivi Gesù viene catturato – innocente agnello sacrificale
  2. La Verità (Die Wahrheit, Zerreiß das Herz ) –  nel Sinedrio Gesù, bestemmiando secondo il sommo sacerdote, afferma di essere veramente il Figlio di Dio
  3. L’Anima pentita (Die Bußvertige Seele) – al processo di Pilato: meditazione sulla corona di spine e sulla flagellazione
  4. La Fede (Der Glaube) – fede nella giustizia: alla crocifissione, il mantello di Cristo giocato a sorte viene diviso fra i soldati, la veste preziosa di seta fatta a pezzi rappresenta sì la perduta innocenza, ma anche il potere, la “parte” di giustizia (un po’ ironicamente) che avrà alla fine Cristo/Dio sugli uomini.
    Quindi Zerreiß das Herz è il secondo dei quattro emblemi scelti da Telemann per guidare l’ascoltatore (il fedele) nel significato della Passione, il preciso e più alto momento teologico della manifestazione della Verità, della “divinità” di Cristo, il momento cioè in cui Gesù afferma di essere veramente il Figlio di Dio.

IL TESTO dell’aria

Ecco cosa dice, infine, letteralmente questo testo:

Zerreiß das Herz und nicht die Kleider,
du, der du Gott die Ehre raubst,
für welche du zu eifern glaubst.
Mit gotteslästerlicher Zunge
nennst du das Gotteslästerungen,
was selbst die Schrift geoffenbart
und durch so viel Wunder bekräftiget ward.

Strappati il cuore e non i vestiti,
tu che derubi Dio della gloria
per la quale credi che egli sia geloso.
Con lingua blasfema
tu definisci bestemmia
ciò che si era rivelato con la Scrittura
e che si fortificò così meravigliosamente.

UNA BREVE ANALISI MUSICALE e spunti per un’interpretazione esecutiva

Da un lato si tratta sicuramente di un momento drammatico (A1 tonalità minore, figure ritmico-melodiche tematiche principali “ansimanti”, ritmo anapestico insistente (figura retorica molto usata per la “percussione”, ovvero flagellazione). Vi è però anche una diversa  angolazione dalla quale osservare, quella delle sezioni ed episodi in tonalità maggiore (A2, B) e di una configurazione più scorrevole, serena e/o consolatoria (aiutata in ciò dal carattere, p. es., alcuni inserti solo strumentali).
La forma italiana (l’aria con da capo dell’opera, dell’oratorio e della cantata da camera) è responsabile di questa duplicità di clima. La parte B che apre in relativa magg. (Do) e conclude su mi min. (V grado naturale di la min., per preparare il ritorno (da capo) alla tonalità d’impianto di tutta l’aria) corrisponde in particolare al riconoscimento che la “bestemmia” è di fatto la “gloria” stessa divina profetizzata da Gioele e confermata (“fortificata”) dalla venuta di Cristo, figlio di Dio.

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Georg Philipp Telemann in Album amicorum di Johann Friedrich Behrendt (25 maggio 1736)

Telemann era estremamente cosciente delle sue scelte stilistiche: con questa Passione del 1746 introduce per la prima volta nella forma generale della Passione e nelle strutture armoniche tipicamente tedesche della musica sacra luterana i recitativi nello stile di notazione alla francese (rispetto ai recitativi secchi italiani figure ritmiche più precise e con accompagnati strumentali, che seguono senza difficoltà («ohne Schwierigkeith») la ritmica verbale (lettera a C. H. Graun, 15 dicembre 1751). D’altra parte, come egli stesso scrive, nelle arie provvede a connotare la melodicità e la cantabilità dei modelli italiani con un suo particolare, “leggero” stile personale („Leichtigkeit, die ihren Meister fordert“ – “Una leggerezza da cui si fa prendere il loro padrone”). Secondo alcuni  studiosi questi caratteri testimoniano  una fase nella composizione delle Passioni di Telemann (a partire dagli anni ’40 del ‘700) in cui si realizza compiutamente l’ideale di “verità” e “purezza” della musica sacra luterana richiesta dai teorici dell’epoca.

Tali caratteristiche  possono dunque guidarci verso un’interpretazione musicale esecutiva di Zerreiß das Herz che tenga conto del clima testuale e simbolico, vale a dire drammatico e al tempo stesso consolante, fortificato (bekräftiget) dalla meraviglia (Wunder) della Redenzione, nonché, a questo punto, sottolineato da una ancor più legittima “Leichtigkeit” personale di Telemann.

Romano Vettori – Accademia di Musica Antica, San Marco 2016

Per un primo approfondimento, segnalo le note di Peter Wollny in margine ad un’esecuzione della Matthäuspassion (Köln, 1 aprile 2007, http://www.koelner philharmonie.de/media/content/veranstaltung/programmheft/DMW-TELEMANN-01-04-07.pdf), che mi hanno dato spunto per queste considerazioni.

Sterminata poi la bibliografia telemanniana in generale, così come quella sulle oltre quaranta sue Passioni.

LA MUSICA SACRA E SPIRITUALE A BOLOGNA ED IL RUOLO DELL’ACCADEMIA FILARMONICA (1666-1721)

La musica sacra e spirituale a Bologna ed il ruolo dell’Accademia Filarmonica (1666-1721)

Bologna, Santa Maria della Vita, sabato 27 febbraio, ore 17.00

(intervento alla GIORNATA DI STUDI Musica e musicisti nelle arciconfraternite della Vita è della Morte  – Genus Bononiae – Cappella Arcivescovile di San Petronio)

[abstract]

E’ noto che l’Accademia Filarmonica di Bologna fin dalla sua fondazione nel 1666 rappresentò progressivamente un’istituzione di riferimento per la musica professionale in Italia e, dal XVIII secolo, anche in Europa. La sua natura di corporazione volta a garantire adeguato riconoscimento, livello tecnico-artistico ed in definitiva lavoro ai suoi membri nelle tre classi di Maestri compositori, Sonatori e Cantori la consegnò ad uno stretto legame con le istituzioni ecclesiastiche, soprattutto della diocesi di Bologna e dello Stato pontificio, in parallelo con la più antica Congregazione dei Musici di S. Cecilia a Roma (1585).

L’attività dei filarmonici rappresenta quindi un punto focale per la ricca produzione di musica sacra e devozionale soprattutto in Bologna e nelle città limitrofe, anche non “pontificie”, come ad esempio Modena. Significative in questo contesto le notizie, alcune delle quali inedite, desumibili dagli atti conservati nel suo archivio e dalle pubblicazioni bolognesi sin dai primi anni di attività fino agli anni ’20 del Settecento, e riguardanti sia produzioni ed esecuzioni di musica sacra (in primis le grandi celebrazioni annuali di messe e vespri per il protettore spirituale Sant’Antonio da Padova) sia spirituale, quali furono quelle di alcuni oratori che costituiscono, allo stato delle ricerche, le prime testimonianze di veri e propri concerti pubblici (ancorché ad invito) dati in Accademia, al di fuori del loro habitat consueto, quello, cioè, della devozione paraliturgica.

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Molto interessante la riscoperta di un oratorio inedito di G. M. Gentilini, accademico filarmonico della seconda metà del ‘600, che prevede espressamente in partitura, oltre agli archi, due flauti (vedi news alla pagina dell’Accademia Filarmonica).

Tutto questo testimonia dunque la duplice natura dell’Accademia, volta ad un sempre più severo controllo dell’elemento tecnico-artistico e nel contempo al mantenimento degli equilibri e della rappresentanza professionale (soprattutto nella diocesi).

Tenendo conto di questi elementi si può comprendere meglio la considerazione conquistata dalla Filarmonica sotto l’aspetto della teoria e della composizione musicale in genere, e nella musica sacra in particolare.

De Musica – Solfeggio parlato o cantato? e … quale ‘intonazione’?

Ancorché la questione sia apertissima e contrastatissima, la Storia, come sempre, è Maestra: Dopo aver  acquisito definitivamente l’importanza e la straordinaria validità della solmisazione kodalyana, è tempo di ricongiungersi alla sua fonte primaria: l’esacordo guidoniano ha ancora molte cose da insegnarci, in particolare per l’intonazione naturale degli intervalli (just-intonation). Consiglio in prossimità del solstizio d’estate una lettura istruttiva. Vedi però anche il prosieguo fondamentale sulle differenze che si generano nell’intonazione vocale ‘naturale’, usando il sistema del do mobile, o Tonic Sol-fa, o la tradizionale e sempre validissima solmisazione di Guido d’Arezzo, dalla quale tutti i successivi sistemi ‘mobili’ derivano.